Contributo per l’affitto e il mutuo dell’Assegno di Inclusione: Le differenze con il Reddito di Cittadinanza

Ancora qualche mese e il Reddito di Cittadinanza sarà ufficialmente sostituito dall’Assegno di Inclusione: ecco cosa cambia per la questione affitto e mutuo. 

Affitto Assegno di inclusione

Affitto Assegno di inclusione

Ancora qualche mese e il Reddito di Cittadinanza sarà ufficialmente sostituito dall’Assegno di Inclusione: ecco cosa cambia per la questione affitto e mutuo. 

Come sappiamo, la ricarica mensile del Reddito di Cittadinanza corrisponde alla somma di due fattori:

  • la quota A che rappresenta la vera e propria integrazione al reddito familiare per arrivare a determinate soglie;
  • la quota B, chiamata anche contributo per il mutuo o per l’affitto.

L’entità delle quote poteva cambiare in base a vari fattori. Ma comunque la somma tra il reddito familiare e le quota A e B non poteva superare i 9.360 euro annui per la scala di equivalenza. Invece, con l’assegno di inclusione le cose sono apparentemente simili, ma non troppo. Ci sono, infatti, 3 differenze molto importanti.

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Prima differenza: Il mutuo

Anche l’importo dell’AdI sarà determinato da due quote. La prima, chiaramente, è l’integrazione al reddito familiare vera e propria. La seconda, invece, è il contributo per l’affitto, e attenzione, solo per l’affitto. Questo vuol dire che, almeno per il momento, per l’AdI non ci sarà nessun contributo per il mutuo.

Seconda differenza: L’importo dell’affitto dell’Assegno di Inclusione

Per l’AdI, il decreto lavoro non prevede nessun importo massimo. Questo vuol dire che sia la quota di integrazione al reddito, sia quella di contributo per l’affitto spetteranno per quello che esce fuori dai calcoli. Senza dover per forza rimanere entro il limite dei 9.360 euro per la scala di equivalenza.

Di conseguenza, sulla carta i valori massimi teorici dell’Assegno di Inclusione potrebbero risultare per alcune famiglie più alti di quelli del Reddito di Cittadinanza. Ma cambieranno sia la scala di equivalenza, sia alcuni aspetti del reddito familiare. E soprattutto che ogni situazione familiare è diversa dalle altre e bisognerebbe analizzarla singolarmente.

Terza differenza: Il limite del reddito familiare

È forse la più significativa e riguarda il peso dell’affitto rispetto ai requisiti. Come sappiamo, per accedere a RdC e all’AdI serve avere un reddito familiare entro un certo limite. Però, per le famiglie in affitto, il Reddito di Cittadinanza prevede una regola speciale. Infatti, il limite del reddito familiare non era più 6.000 euro, o 7.560 euro della Pensione di Cittadinanza, ma di 9.360 euro da moltiplicare per la scala di equivalenza. Perciò, visto che il reddito familiare era già superiore al limite, nella ricarica non si andava a ricevere la quota di integrazione al reddito. Ma si riceveva la sola quota di contributo per l’affitto.

Al contrario, l’Assegno di Inclusione non prevede questa clausola. Di conseguenza, anche per le famiglie in affitto, il limite del reddito familiare resta di 6.000 euro, o 7.560 per gli anziani, per la scala di equivalenza. Di conseguenza, eccetto alcuni casi matematicamente rari, è molto poco probabile che alcune famiglie possano accedere all’AdI per ricevere il solo contributo per l’affitto. Chiaramente, non è da escludere che da qui a gennaio possano esserci delle modifiche.

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