Assegno di Inclusione e Strumento di Attivazione al posto di RdC, GIL e PAL: La bozza del decreto

Nonostante i molteplici errori, il decreto lavoro si farà! Con lui anche le modifiche al Reddito di Cittadinanza. Arriva l’Assegno di Inclusione.

assegno di inclusione

Assegno di Inclusione

Nonostante i molteplici errori, il decreto lavoro si farà! Con lui anche le modifiche al Reddito di Cittadinanza. Arriva l’Assegno di Inclusione 2023.

Dall’ultima bozza del nuovo decreto sparisce la triade GIL, GAL, PAL e al loro posto dovrebbero arrivare due misure diverse. La prima è l’Assegno di Inclusione. Si tratta del Reddito di Cittadinanza per le famiglie non occupabili, cioè quelle famiglie con all’interno un minorenne, una persona con disabilità o una persona con almeno 60 anni. L’Assegno di Inclusione dovrebbe prendere il via dal prossimo anno.

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Le differenze tra RdC, GIL e Assegno di Inclusione 2023

Oltre il nome, le differenze tra questa bozza e quella della vecchia GIL non sono moltissime. La durata dovrebbe essere sempre di 18 mesi, rinnovabili per altri 12 dopo un mese di stop. È previsto sempre un contributo per l’affitto fino a 280 euro al mese. Per l’importo, il riferimento è sempre 500 euro al mese da moltiplicare per la scala di equivalenza, fino a un massimo teorico di 2,2 o 2,3 se ci sono componenti con disabilità grave. Quindi, teoricamente, si potrà andare da un minimo di 40 euro a un massimo di 1.150 euro al mese. A cui, però, bisognerà sottrarre sempre il proprio reddito familiare.

Tra le cose che cambiano c’è proprio la scala di equivalenza che sarà calcolata in questo modo:

1 per il primo componente, 0,5 per ogni persona con disabilità, 0,4 per ogni persona che abbia almeno 60 anni oppure che abbia carichi di cura, 0,15 per i bambini fino a due anni, 0,10 per tutti gli altri minorenni tra due e 18 anni.

Altro aspetto cruciale riguarda i controlli e gli obblighi di inclusione sociale o di attivazione lavorativa a cui saranno tenuti, in base alla propria condizione, i percettori dell’Assegno di Inclusione, con particolare rilevanza per la questione lavoro. Per chi è occupabile, sarà necessario accettare la prima offerta di lavoro che può provenire da tutto il territorio italiano se è a tempo indeterminato. Oppure, a tempo determinato, ma che dura più di un anno. Invece, per le offerte che durano meno di un anno, la distanza è fissata entro gli 80 Km.

Strumento di Attivazione al posto della PAL

Le stesse identiche regole dovrebbero valere per le famiglie occupabili, per cui è previsto uno strumento diverso, che si chiamerà Strumento di Attivazione. Dovrebbe prendere il via da Settembre ed è il sostituto della vecchia PAL. Spetterà ai cittadini in stato di bisogno che sono in grado di lavorare e che prendono parte alle politiche attive del lavoro oppure ai PUC, i Progetti di Utilità Collettiva dei comuni. L’importo previsto si aggira intorno alle 350 euro e sarà considerato come una sorta di indennità di partecipazione. Quindi, può spettare per tutta la durata dell’attività, ma comunque fino a un massimo di 12 mesi.

A questo si aggiungeranno anche gli sgravi contributivi per i datori di lavoro che decidono di assumere percettori di RdC, dello strumento di Attivazione o dell’Assegno di Inclusione. A cui aggiungere gli sgravi contributivi per l’assunzione di giovani cosiddetti NEET, cioè under 30 che non studiano né lavorano. In questo caso, lo sgravio può arrivare fino al 60%.

Inoltre, dovrebbe esserci un ulteriore taglio del cuneo fiscale, finanziato con lo scostamento di bilancio del DEF. Dovrebbe ammontare a circa 10-15 euro in più in busta paga, per i lavoratori con redditi fino a 35 mila euro.

Insomma, questo è il quadro generale che emerge dell’ultima bozza del decreto lavoro, che dovrebbe trovare approvazione nel consiglio dei ministri di lunedì 1 maggio. Perciò non resta che attendere ulteriori aggiornamenti per scoprire se questo nuovo impianto troverà approvazione o se ci saranno ancora altre modifiche.

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