ASSEGNO SOCIALE: I CHIARIMENTI INPS SUI REQUISITI

ASSEGNO SOCIALE: I CHIARIMENTI INPS SUI REQUISITI

ASSEGNO SOCIALE: I CHIARIMENTI INPS SUI REQUISITI

ASSEGNO SOCIALE: I CHIARIMENTI INPS SUI REQUISITI

Pubblicata la circolare INPS n.131 che chiarisce quali sono i requisiti da possedere per accedere alla prestazione.

L’assegno sociale è una prestazione riconosciuta ai cittadini italiani e stranieri che versano in condizioni di disagio economico e viene erogata, su domanda del richiedente, dall’INPS. Oltre ai cittadini italiani che hanno compiuto 67 anni dal 1° gennaio 2019, che risiedono effettivamente ed abitualmente in Italia e possiedano redditi di importo inferiore ai limiti previsti dalla legge che disciplina la misura dell’assegno sociale (la legge n. 335 del 1995), possono fare domanda anche i cittadini dell’Unione europea e cittadini extracomunitari loro familiari; i cittadini della Repubblica di San Marino; cittadini stranieri o apolidi titolari dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria e rispettivi coniugi ricongiunti; i cittadini extracomunitari titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo; i cittadini svizzeri e dello Spazio Economico Europeo.

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Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2009, il decreto-legge n. 112/2008 ha aggiunto l’ulteriore requisito del soggiorno legale e continuativo nel territorio nazionale per almeno dieci anni. In realtà, la legge non fornisce dettagli su come verificare la continuità del soggiorno e in quali casi debba considerarsi interrotta. Pertanto, in base al parere espresso dal ministero del lavoro e delle politiche sociali, si applica la normativa del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, che prevede che le assenze dello straniero dal territorio nazionale non interrompono la durata del periodo di cui al comma 1 (5 anni) e sono incluse nel computo del medesimo periodo quando sono inferiori a sei mesi consecutivi e non superano complessivamente dieci mesi nel quinquennio, a patto che questa interruzione sia dovuta ad obblighi militari, gravi e documentati motivi di salute oppure da altri comprovati motivi, come la gravidanza e la maternità, formazione professionale o distacco per motivi di lavoro all’estero.

Di conseguenza, per attenersi alla norma, il decennio da considerare va suddiviso in periodi quinquennali consecutivi e quindi la continuità del soggiorno del richiedente sarà verificata per ogni singolo quinquennio. INPS, a questo punto, chiarisce che la continuità del soggiorno si considera interrotta se l’assenza dal territorio italiano è pari o superiore a sei mesi continuativi, calcolati in 5 anni. In questa ipotesi, il computo del periodo di soggiorno in Italia si interrompe con l’ultimo giorno di presenza nel nostro Paese e il nuovo computo del periodo di soggiorno inizia dal primo giorno di presenza sul territorio nazionale, successivo a tale interruzione. Se, invece, si tratta di assenze complessivamente superiori a dieci mesi nell’arco di cinque anni, l’interruzione della continuità del soggiorno coincide con il primo giorno successivo al decimo mese di assenza nel quinquennio. Il computo dei dieci anni di soggiorno continuativo ripartirà nuovamente dalla prima data utile di presenza in Italia, successiva all’interruzione.

È bene precisare, comunque, che la verifica del requisito di dieci anni di permanenza continuativa e legale in Italia riguarda tutti i richiedenti la prestazione assistenziale, qualunque sia la loro cittadinanza. Per questo tipo di verifica, è necessario individuare la prima data di ingresso nel territorio nazionale da cui fare decorrere il decennio di soggiorno legale e continuativo. La dimostrazione è a carico del richiedente, che deve presentare un’autocertificazione effettuata dalle Strutture territoriali attraverso l’acquisizione del certificato storico di residenza dal Comune.