AUMENTO PENSIONI 2023: CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE?

AUMENTO PENSIONI 2023: CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE?

AUMENTO PENSIONI 2023: CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE?

Il 2023 sarà un anno di cambiamenti, tra la “maxi” rivalutazione del 7,3% da una parte e i nuovi scaglioni IRPEF della legge di bilancio, che vanno dal 120 fino al 35%.

Anche se è stato il ministro Giorgetti a firmare l’indice ISTAT di rivalutazione del 7.3%, non si tratta di un suo merito o di un suo demerito, ma semplicemente dell’applicazione di un meccanismo in vigore ogni anno e che si basa sull’Inflazione che l’ISTAT ha registrato fino a ottobre. Quest’anno, novembre e dicembre sono mesi peggiori rispetto ai precedenti in termini di inflazione, ma è bene sapere che questi dati saranno conguagliati successivamente. 

Quindi, il governo non ha nulla a che vedere con questo 7,3%, ma con un altro elemento della rivalutazione e cioè i cosiddetti scaglioni IRPEF. Questo perché il dato che l’ISTAT ricava, cioè il 7,3% non viene applicato così come è per tutte le pensioni, ma viene applicato in percentuale in base ai redditi. Nella pratica, man mano che la pensione aumenta, la rivalutazione diminuisce e diventa percentuale di percentuale. L’attuale governo, nella legge di bilancio, ha apportato delle modifiche agli scaglioni IRPEF e da tre sono diventati sette.

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Il primo scaglione è quello delle pensioni più basse fino al cosiddetto importo minimo. Per queste pensioni si applica in maniera piena il 7,3% più un ulteriore 1,5% per il 2023, quello che era stato celebrato come la rivalutazione del 120%. Ciò significa che una pensione minima potrebbe arrivare dagli attuali 524 euro a poco più di 570 euro. Si tratta delle pensioni per cui l’aumento nei numeri è maggiore, anche se l’importo è forse minore, visto che si parla di circa 50 euro in più al mese.

Il secondo scaglione è quello che va dalle pensioni minime fino al trattamento quattro volte il minimo, cioè chi prende fino a circa 2 mila euro di pensione al mese, per cui la rivalutazione è al 100%, cioè le pensioni aumentano del 7,3% pieno. In questo caso, una pensione intorno a 1000 euro al mese, si troverà ad avere circa 70 euro lorde in più al mese. Mentre, una pensione da circa 2000 euro al mese si troverà ad avere un aumento di circa 75 euro, questa volta netti, al mese.

Poi ci sono i cosiddetti tagli. Ad esempio, le pensioni tra i 2100 e i 2600 euro al mese saranno rivalutate all’80%. Questo vuol dire che, ad esempio, una pensione di 2500 euro al mese circa si troverà un aumento di circa 90 euro netti in più al mese, con una perdita di circa 40 euro rispetto al sistema precedente. La perdita sale ancora se consideriamo lo scaglione successivo, cioè quello fino a 3000 euro circa, dove la rivalutazione è fissata al 55%, che scende ulteriormente al 50% per le pensioni fino a 4200 euro. Ad esempio, una pensione di circa 3500 euro riceverà un aumento di circa 128 euro lordi al mese, perdendo allo stesso tempo circa 108 euro lordi rispetto al vecchio sistema.

In merito alle pensioni tra le 8 e le 10 volte il minimo, quindi fino a 5200 euro circa, la rivalutazione sarà del 40%, mentre per le pensioni oltre 10 volte il minimo, le cosiddette pensioni d’oro, l’aumento sarà del 35%, e cioè di 150 euro circa.

Questo è il quadro della situazione previsto per le pensioni dal prossimo anno, ovviamente i suddetti calcoli sono necessariamente approssimati, ad esempio, non tengono conto dell’anticipo del 2% di Draghi e, di conseguenza, passibili di modifica. Anche se la legge di bilancio ha ricevuto la bollinatura della Corte dei Conti, dovrà necessariamente passare a vaglio delle Camere e potrebbero esserci modifiche rispetto a quanto detto finora.

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