BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: L’IPOTETICO COMPROMESSO

BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: L’IPOTETICO COMPROMESSO

BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: L’IPOTETICO COMPROMESSO

Sul tema blocco dei licenziamenti, sono diverse le tesi contrapposte, ognuna delle quali rappresenta gli interessi tutelati dalle parti sociali che si sono confrontate con l’Esecutivo.

In caso di licenziamento disciplinare, il requisito dell’immediatezza della contestazione deve essere inteso in senso relativo, potendo essere compatibile con un intervallo di tempo, più o meno lungo, quando:

  • l’accertamento e la valutazione dei fatti richieda uno spazio temporale maggiore;
  • la complessità della struttura organizzativa dell’impresa possa far ritardare il provvedimento di recesso.

POSIZIONI OPPOSTE

Da un lato, è stata rappresentata la posizione della parte imprenditoriale che premeva fortemente per il superamento del blocco dei licenziamenti; sulla sponda opposta c’è la posizione del sindacato, con l’intenzione di posticipare il più possibile l‘utilizzo di questo strumento che ha consentito per circa un anno e mezzo, un sostanziale “blocco” generalizzato, ad eccezione di alcune specifiche ipotesi, della possibilità di risolvere i rapporti di lavoro per motivo oggettivo, sia in ambito individuale che collettivo.

IL COMPROMESSO

La soluzione adottata con  il D.L. n. 73/2021 sembra rappresentare un compromesso.
Basti considerare che, sarebbe in previsione una proroga del blocco generalizzato dei licenziamenti sino al 28 agosto 2021, rispetto all’originario limite del 30 giugno 2021.

Analizzando il dato normativo emerge che la soluzione adottata dall’esecutivo si muove su due piani: 

  • il primo relativo all’introduzione di una CIGS “in deroga” e della possibilità di ricorrere alla CIGO e della CIGS, liberi dall’onere del contributo addizionale; 
  • il secondo piano è quello di riconnettere alla fruizione di questi strumenti il perdurare del divieto di licenziamento, con termine mobile.

Nel primo caso, prevista la possibilità di accedere al trattamento di integrazione salariale, per una durata massima di 26 settimane (fruibili dall’entrata in vigore della norma al 31 dicembre 2021 e con riferimento ai dipendenti in forza alla data di entrata in vigore del Decreto), per quelle aziende che abbiano interrotto o ridotto la propria attività a causa del emergenza epidemiologica e che abbiano avuto un calo di fatturato pari o superiore al 50%, nel raffronto fra il primo semestre 2019 ed il primo semestre 2021.

Nello specifico, la normativa prevede che:

  • la concessione dell’ammortizzatore sociale sia condizionato alla stipula di accordi sindacali, a livello aziendale, finalizzati al mantenimento dei livelli occupazionali nella fase di ripresa delle attività dopo l’emergenza epidemiologica;
  • l’accordo sindacale dovrà contenere una specifica indicazione circa le modalità con cui sarà possibile modificare in aumento l’orario (ridotto in conseguenza dell’accesso alla CIGS), in caso di esigenze di maggior lavoro, il tutto nel limite del normale orario di lavoro;
  • la riduzione media oraria non potrà essere superiore all’80% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile per il totale dei lavoratori interessati, mentre per il singolo lavoratore la riduzione non potrà eccedere il 90%, per il periodo per cui è stato stipulato l’accordo.

Dal punto di vista della quantificazione dell’importo dovuto ai lavoratori, la norma prevede che esso sia pari al 70% dell’importo della retribuzione globale che sarebbe dovuta per le ore non lavorate.

Infine, la norma prevede espressamente che per tale strumento non è previsto il versamento del contributo addizionale per l’accesso al trattamento di integrazione salariale di cui al D.Lgs. n. 148/2015.

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