CARO ENERGIA E MATERIE PRIME: FIDUCIA AL MINIMO PER LE AZIENDE AGRICOLE

CARO ENERGIA E MATERIE PRIME: FIDUCIA AL MINIMO PER LE AZIENDE AGRICOLE

CARO ENERGIA E MATERIE PRIME: FIDUCIA AL MINIMO PER LE AZIENDE AGRICOLE

CARO ENERGIA E MATERIE PRIME: FIDUCIA AL MINIMO PER LE AZIENDE AGRICOLE

Da una nuova indagine Ismea, svolta nel mese di aprile, è emerso quanto siano in difficoltà le imprese agricole a causa del caro materie prime ed energia, un disagio che non si era visto neanche durante il Covid-19.

Infatti, il progressivo e rilevante recupero che si stava avendo nel 2021 è stato bruscamente interrotto provocando valori drastici, soprattutto per la zootecnia da carne, con un -25,3%, e da latte, -13,7%, ma anche per i seminativi, i cui valori sono molto al di sotto della media. Tra tutti i comparti solo la vitivinicoltura e le coltivazioni legnose riescono a mantenersi su un terreno positivo, anche se con un netto deterioramento dei giudizi. L’indagine Ismea ha, inoltre, evidenziato che le difficoltà riscontrate dalle imprese agricole non sono attribuibili ad un andamento negativo del fatturato, ma alle problematiche dovute ai costi, agli approvvigionamenti, alle condizioni meteo sfavorevoli, alla difficoltà nel cercare personale e nel reperire fertilizzanti, imballaggi e materiali di consumo.

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Effettivamente, l’aumento dei costi ha condizionato l’attività delle aziende zootecniche da latte di oltre l’80%, del 74% quelle da carne e altrettanto negativamente anche i produttori di uova e miele, mentre quasi il 91% delle aziende ha dichiarato che a pesare maggiormente sono i costi dei mezzi agricoli, dell’energia e del gasolio. Di conseguenza, per cercare di contenere questi aumenti, la maggior parte delle aziende ha deciso di modificare le scelte gestionali, ad esempio rivedendo il piano colturale e cambiando la formulazione delle razioni alimentari per gli allevamenti, e di investire nella costruzione o nell’ampiamento di impianti fotovoltaici per ridurre i costi della bolletta energetica. Infine, solamente il 4% delle aziende intervistate da Ismea sostiene di essere riuscito a sostenere completamente l’aumento delle spese correnti grazie all’andamento dei prezzi di vendita più alti.