CORSI DI FORMAZIONE: QUANDO NON È DOVUTA L’IVA?

CORSI DI FORMAZIONE: QUANDO NON È DOVUTA L’IVA?

CORSI DI FORMAZIONE: QUANDO NON È DOVUTA L’IVA?

Sono esenti da Iva i corsi di formazione professionale svolti dagli enti accreditati e finanziati da un fondo con risorse aventi natura pubblica, sottoposto alla vigilanza dell’Agenzia nazionale Politiche Attive del Lavoro.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 52/E del 3 agosto 2021, chiarisce che:
sono esenti da Iva i corsi di formazione professionale svolti dagli enti accreditati e finanziati da un fondo con risorse aventi natura pubblica, sottoposto alla vigilanza dell’Agenzia nazionale Politiche Attive del Lavoro.
Possono usufruire dell’esenzione gli istituti e le scuole riconosciute dalle pubbliche amministrazioni.

Nello specifico, l’AdE ha fornito chiarimenti sull’argomento con la circolare n. 22/2008, precisando che:

  • la definizione di “istituti e scuole” usata dalla norma di riferimento non è tassativa per quanto riguarda i soggetti ammessi al beneficio;
  • l’esenzione vale anche se il riconoscimento di istituti o scuole proviene dall’amministrazione dello Stato che non sia quella scolastica;
  • il riconoscimento deve riguardare specificamente il corso educativo, didattico o di formazione che l’organismo intende realizzare;
  • il requisito del riconoscimento pubblico è soddisfatto anche in caso di finanziamento di un progetto didattico o formativo da parte di un ente pubblico, costituendo la sovvenzione, infatti, un atto concludente ai fini, appunto, del riconoscimento. In tal caso l’esenzione spetta soltanto per il progetto approvato e non per l’intera attività svolata dall’ente finanziato.

Per i soggetti privati che effettuano attività di pertinenza delle amministrazioni pubbliche diverse dalla Pubblica istruzione, come avviene per i corsi di formazione, il riconoscimento deve avvenire da parte degli organismi pubblici competenti in materia e, quindi, ad esempio da Regioni ed enti locali, attraverso le modalità stabilite, come la predisposizione di appositi albi o istituti di accreditamento.

Nel dettaglio, il Fondo in questione è:

  • autorizzato all’attività svolta con decreto ministeriale, opera sotto la vigilanza e controllo sulla gestione dei fondi da parte dell’Anpal, in precedenza ente del ministero del Lavoro e delle politiche sociali;
  • alimentato tramite il contributo del 4% delle retribuzioni lorde corrisposte ai lavoratori in somministrazione e la sua attività è finalizzata alla promozione di percorsi di qualificazione e riqualificazioni volte a favorire le occasioni di lavoro e per attuare specifiche forme previdenziali dirette ai lavoratori somministrati.

Attenzione: l’accreditamento è chiesto dall’ente che svolge l’attività di formazione finanziata dal fondo assumendo il ruolo di direzione e coordinamento dei corsi, offerti gratuitamente e senza alcuna quota a carico dei partecipanti. Il fondo non si limita al riconoscimento delle società di formazione attraverso il loro accreditamento, ma vigila anche in modo concreto sul corretto svolgimento dei corsi erogati.

Infine, ricordiamo che il Consiglio di Stato ha precisato che i contributi obbligatori versati ai fondi paritetici interprofessionali, non possono essere assimilati ai contributi degli associati, ma costituiscono una prestazione patrimoniale imposta, circostanza questa che ne avvalora la loro natura pubblica.