DECRETO RILANCIO: NOVITÀ SUL DIVIETO DI LICENZIAMENTO

DECRETO RILANCIO: NOVITÀ SUL DIVIETO DI LICENZIAMENTO

DECRETO RILANCIO: NOVITÀ SUL DIVIETO DI LICENZIAMENTO

Il decreto Rilancio ha modificato il periodo di 60 giorni originariamente previsto del decreto Cura Italia, estendendo il divieto dei licenziamenti collettivi e per GMO per un totale di 5 mesi: quindi la scadenza è stata prorogata al 17 agosto.

La tempistica nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL Rilancio ha determinato un vuoto temporale tra lo scadere del termine di divieto dei licenziamenti, inizialmente previsto in 60 giorni, e l’entrata in vigore della norma che ha esteso i 60 giorni ad un periodo complessivo di 5 mesi, così determinando una sorta di limbo normativo entro cui sono avvenuti i licenziamenti, rimasti sospesi o preclusi in base al DL Cura Italia in ragione della grave situazione emergenziale in corso.

In realtà, anche a prescindere dalla possibilità di “approfittare” di questo periodo di incertezza normativa, è pur sempre vero che  la nullità di un licenziamento per violazione di legge deve essere accertata in sede giudiziale. Di fatto, alcune imprese (accettando il relativo  rischio) hanno comunque proceduto a licenziamenti per GMO (giustificato motivo oggettivo: ad esempio per soppressione del posto di lavoro, per cessazione dell’attività, per motivi economici, etc).

Di conseguenza l’INPS si è trovato a dover esaminare richieste di erogazione dell’indennità di disoccupazione NASpI da parte di lavoratori che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro, con la causale di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nonostante la preclusione legislativa stabilita DL Cura Italia, rimanendo nel dubbio circa la validità e gli effetti del contratto.

Quindi, a seguito di richiesta di parere dell’Istituto previdenziale, l’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha chiarito che:

  • l’indennità di disoccupazione NASpI deve essere riconosciuta a tutti i lavoratori che abbiano perso involontariamente il lavoro;
  • a tal fine non rileva la nullità del licenziamento per GMO intimato durante il periodo di divieto, proprio perché l’accertamento della legittimità o meno del licenziamento è rimesso al Giudice, così come l’individuazione della corretta tutela spettante al singolo lavoratore
  •  è sempre necessaria una pronuncia giudiziale di nullità che produrrà i suoi effetti ex tunc, ossia dalla data dell’intimazione del licenziamento.

L’INPS, con messaggio n. 2261 del 1° giugno 2020, ha specificato che saranno accolte tutte le domande di NASpI inoltrate da lavoratori licenziati per le causali di cui all’art. 46 DL Cura Italia durante il periodo di divieto, con riserva però di ripetere quanto erogato nell’ipotesi di reintegrazione nel posto di lavoro a seguito di contenzioso giudiziale o stragiudiziale, ponendo quindi a carico del lavoratore l’onere di comunicare all’INPS, ai fini del recupero dell’indebito, l’esito eventualmente favorevole del contenzioso.

L’istituto ha, inoltre, previsto che la ripetizione dell’indennità opera anche nel caso in cui il datore di lavoro revochi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, con contestuale richiesta per il lavoratore riassunto del trattamento di cassa integrazione salariale.

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