INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO: PARLA LA CASSAZIONE

INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO: PARLA LA CASSAZIONE

INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO: PARLA LA CASSAZIONE

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito nuovamente come l’indennità di accompagnamento può essere riconosciuta anche se la valutazione del medico curante è negativa.

L’ordinanza in questione è la n. 18761 del 10 giugno e riguarda il ricorso presentato da una donna che chiedeva appunto l’indennità di accompagnamento contro il parere negativo del Tribunale di Bologna. Il tribunale in questione, infatti, aveva negato alla donna l’accesso alla prestazione  per “inidoneità della domanda amministrativa“, perché dal certificato medico risultava un segno di spunta sull’insussistenza dei requisiti previsti dalla legge per l’indennità di accompagnamento (e cioè l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore, o l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita). Di conseguenza, stando al certificato medico, non risultava che alla donna spettasse l’accompagnamento.

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Quindi, la stessa donna ha deciso di presentare ricorso alla cassazione, perché il fatto che mancava una spunta su un certificato non può essere un buon motivo per negare una prestazione che spetta, soprattutto se ci sono i requisiti sanitari. Ed è stata della stessa idea anche la Corte di cassazione, che ha giudicato il ricorso fondato perché, quando si parla di prestazioni previdenziali e assistenziali, non è necessaria la compilazione formalistica dei moduli di INPS oppure l’utilizzo di formule sacramentali. Al contrario, è necessario che la domanda permetta di individuare la prestazione richiesta e che la procedura, anche amministrativa, si svolga Regolarmente. In buona sostanza, il parere negativo sul certificato del medico curante non costituisce un requisito ostativo, ovvero non è di impedimento per riconoscere l’indennità di accompagnamento.

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