LA NUOVA STRETTA SULLA CESSIONE DEI CREDITI EDILIZI

LA NUOVA STRETTA SULLA CESSIONE DEI CREDITI EDILIZI

LA NUOVA STRETTA SULLA CESSIONE DEI CREDITI EDILIZI

Il decreto legge 13/2022, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 25 febbraio 2022, alleggerisce le imposizioni del “Sostegni-ter” disciplinando la cessione dei crediti legati a interventi edilizi e di quelli emergenziali anti Covid e ammettendo fino a un massimo di tre trasferimenti che devono essere effettuati in un ambiente controllato.

Successivamente la prima comunicazione dell’opzione, non saranno più possibili le cessioni parziali, a tal fine, dal 1° maggio, il credito avrà bisogno di un codice identificativo univoco. Sono state fissate severe sanzioni nei confronti di chi rilascia false attestazioni di congruità delle spese. Inoltre, si è stabilito che, per gli interventi edili di importo superiore a 70mila euro, i benefici fiscali spettano solo se sono applicati i contratti collettivi di settore, circostanza da evidenziare nell’atto di affidamento dei lavori e nelle relative fatture.

Il perché di tali misure restrittive

Lo scopo principale è quello di prevenire e combattere i comportamenti illeciti in materia di cessione dei crediti e, quindi, di contrastare la presenza di soggetti che acquistano crediti con capitali di origine illecita, lo svolgimento di un’attività finanziaria abusiva da parte di non autorizzati e l’eventuale natura fittizia dei crediti. A tal proposito, sono stati individuati numerosi casi illeciti ricorrenti, correlate a lavori edili idonei a beneficiare della detrazione, ma che in realtà non sono mai stati avviati. Altre fattispecie illecite riscontrate riguardano immobili sui quali sarebbero stati eseguiti gli interventi agevolati non riconducibili ai beneficiari delle detrazioni. Dunque, per contrastare l’espandersi di tali fenomeni illeciti, il “Sostegni-ter” ha decretato il divieto assoluto delle cessioni plurime di crediti, consentendone esclusivamente una. Di conseguenza, le opzioni possibili sono diventate: lo sconto in fattura da parte dal fornitore o la cessione diretta del credito ad altri soggetti, ma sempre senza possibilità per questi ultimi di cedere a loro volta il credito. Tali disposizioni restrittive, però, hanno determinato il blocco dell’intero sistema delle attività edilizie, dal momento che alcuni dei principali intermediari hanno fermato le procedure di acquisizione dei crediti d’imposta.

L’opzione delle tre cessioni
Per risolvere il problema del blocco delle attività edilizie dovuto alle nuove restrizioni è stato stabilito che, dopo il primo passaggio del credito, sono ammesse due ulteriori cessioni, a condizione che avvengano nei confronti di banche, altri intermediari finanziari e società appartenenti a un gruppo bancario iscritti nei rispettivi albi tenuti dalla Banca d’Italia o imprese di assicurazione autorizzate a operare in Italia. In ogni caso, va rispettato il “decreto antifrodi”, secondo il quale gli intermediari bancari e finanziari che intervengono nelle cessioni non devono procedere all’acquisizione del credito nelle ipotesi di invio di segnalazione di operazione sospetta o di obbligo di astensione nell’impossibilità oggettiva di effettuare l’adeguata verifica della clientela. Sono uguali le regole per due crediti d’imposta, cedibili solo per intero, uno a favore delle imprese turistiche che effettuano interventi per l’incremento dell’efficienza energetica delle strutture e la riqualificazione antisismica, per l’eliminazione delle barriere architettoniche, per la digitalizzazione, per la realizzazione di piscine termali e l’acquisizione di attrezzature per lo svolgimento delle attività termali, l’altro per la digitalizzazione di agenzie di viaggio e tour operator. In egual modo, in riferimento ai crediti emergenziali anti Covid, viene previsto che l’opzione per la cessione esercitata dal titolare dell’agevolazione può essere seguita da due ulteriori cessioni, purché effettuate a favore degli stessi soggetti visti in precedenza per i passaggi di mano dei bonus edilizi.
                                       
L’etichetta identificativa
Con riferimento alle norme antiriciclaggio, per prevenire e limitare i comportamenti illeciti, è stato vietato lo “spacchettamento”, in caso di violazione non si potrà più essere oggetto di cessioni parziali. A ciascun credito sarà attribuito un codice identificativo, che dovrà essere riportato nelle comunicazioni delle eventuali successive cessioni, secondo le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate. Tali novità sulla tracciabilità delle cessioni riguardano le comunicazioni di prima cessione o di sconto in fattura che verranno inviate dal prossimo 1° maggio.

Le sanzioni per i trasgressori

È stato redatto un quadro sanzionatorio particolarmente pesante nei confronti dei tecnici abilitati che espongono informazioni false, che omettono informazioni rilevanti sui requisiti tecnici del progetto o sull’effettiva realizzazione dell’intervento e che attestano falsamente la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. Tali irregolarità verranno punite con una sanzione pecuniaria da 50 mila a 100 mila euro in aggiunta ad una sanzione penale (reclusione da due a cinque anni), incrementata nel caso in cui il fatto sia commesso allo scopo di conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri. Inoltre, viene stabilito che ogni intervento che richiede il rilascio di attestazioni o asseverazioni deve essere coperto da polizza assicurativa per la responsabilità civile con massimale pari al valore dell’intervento stesso.

Crediti sequestrati: più tempo per utilizzarli
È previsto che, una volta cessati gli effetti del provvedimento di sequestro, i crediti vengano aumentati di un periodo pari alla durata del sequestro, fermo restando il rispetto del limite annuale per l’utilizzo dei crediti medesimi. Infatti, i termini per usufruirne sono sospesi per la durata del provvedimento cautelare, per poi riprendere a decorrere dal momento del dissequestro.

Contratti collettivi per il diritto ai bonus
Un’ulteriore disposizione condiziona il riconoscimento di benefici fiscali all’applicazione dei contratti collettivi del settore edile, nazionale e territoriali, stipulati dalle associazioni datoriali e sindacali più rappresentative. La nuova regola, che si applicherà agli interventi avviati successivamente al decorso di 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, riguarda i lavori edili, di importo superiore a 70mila euro. Dal punto di vista operativo, nell’atto di affidamento dei lavori andrà indicato che verranno eseguiti da datori che applicano uno dei contratti in questione, da riportare anche nelle relative fatture emesse. Le due circostanze dovranno essere verificate dai professionisti abilitati e dai responsabili dei Caf ai fini del rilascio del visto di conformità. Per le attività di controllo, l’Agenzia delle entrate potrà avvalersi anche dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’Inps e delle Casse edili.