MODIFICA VALIDITÀ GREEN PASS: POSSIBILE RITORNO AI PRECEDENTI 9 MESI DI VALIDITÀ

MODIFICA VALIDITÀ GREEN PASS: POSSIBILE RITORNO AI PRECEDENTI 9 MESI DI VALIDITÀ

MODIFICA VALIDITÀ GREEN PASS: POSSIBILE RITORNO AI PRECEDENTI 9 MESI DI VALIDITÀ

Nel corso delle ultime settimane si è registrato un aumento dei casi COVID- 19 su tutto il territorio nazionale del Bel Paese, seppur sempre in maniera contenuta rispetto ad altri paesi europei.

Questo innalzamento di persone contagiate, che si deve al generale allentamento delle misure di sicurezza e ad un ritorno tanto desiderato ed agognato alla normalità e socialità, da un lato spaventa le istituzioni, dall’altro risulta ancora gestibile in quanto vi è un numero contenuto di casi.

Questa situazione “controllata” si pensa sia stata resa possibile anche grazie all’introduzione del Green Pass, il quale ha reso sicuri i luoghi soggetti a maggiore circolazione di cittadini, in quanto frequentabili solo da chi munito di vaccino o tampone negativo.

Molti paesi europei se dapprima risultavano scettici all’introduzione del Green Pass e quindi ad una limitazione generale degli spostamenti di coloro senza certificazione verde, principali vettori  della malattia, ad oggi si trovano in una vera e propria quarta ondata; si pensi alla Germania che è arrivata a registrare nel corso degli ultimi giorni 40000 casi al giorno o all’Austria che a causa dell’aumento dei contagi ha deciso di imporre un lockdown circoscritto solamente a coloro che non si sono sottoposti a vaccinazione.

Sta di fatto che seppur l’Italia viva una situazione molto più semplice rispetto a quella di altri paesi europei, con la quarta ondata in corso il Bel Paese possa incorrere nuovamente in maggiori restrizioni, con il ritorno ai famosi colori delle zone, gialla, arancione e rossa, il che comporterebbe il rialzare la mascherina anche all’aperto oltre a dover ridurre le capienze di cinema, teatri e stadi, il tutto poi in prossimità del Natale, già sacrificato lo scorso anno.

Di qui si è scatenato il pressing dei governatori, soprattutto di centrodestra, che hanno fatto luce sul modello austriaco, chiedendo che le restrizioni legate all’eventuale passaggio di colore di una Regione valgano solo per i non vaccinati. Ad oggi il Governo frena su tale ipotesi, in quanto i dati del contagio in Italia non sono paragonabili a quelli dell’Austria, la situazione nelle terapie intensive ad oggi è sotto controllo e poiché continua il monitoraggio dei dati, con un’ulteriore valutazione prevista a Dicembre.

Ma comunque il Governo potrebbe varare misure per salvare il Natale da nuove restrizioni come lo scorso anno agendo d’anticipo, con un nuovo provvedimento sul Covid che dovrebbe vedere la luce già nelle prossime settimane. Primo punto sarà sicuramente la proroga dell’obbligo vaccinale per i sanitari e il personale che lavora nelle Rsa: riguarderà dunque anche la terza dose dopo quello relativo al primo ciclo di vaccinazione, la cui somministrazione comunque ha già avuto inizio, anche relativamente alle categorie degli over 60 con seconda dose risalente a più di 180 giorni prima.

Ma, con l’obiettivo di accelerare il ricorso alle terze dosi, il provvedimento potrebbe contenere anche l’estensione dell’obbligo di  green pass nei ristoranti e al lavoro nel 2022, almeno fino a Giugno ed anche di concerto, il taglio della durata del certificato verde,  da 12 a 9 mesi. Secondo una tabella pubblicata nell’ultimo rapporto Iss, infatti, dopo 180 giorni la protezione dall’infezione (cioè dal contagio) scende al 50,2% (prima dei 6 mesi è in media 75,7%), mentre resta alta la protezione dalla «malattia severa» che sempre dopo 6 mesi è dell’82,1% (prima è del 91,8%).

Per ora per chi sprovvisto di vaccino rimane la possibilità di ricorrere al tampone ma resta in campo l’ipotesi del ricorso solo ai test molecolari, più efficienti di quelli rapidi che perdono fino al 30% dei positivi. In tal senso Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, insiste per rivedere la modalità di rilascio del Green pass escludendo il tampone antigenico «non adeguata a questa fase epidemica». Una mediazione possibile è mantenere il tampone rapido, ma dimezzarne la durata: da 48 a 24 ore.

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