osservatorio INPS precariato

Osservatorio INPS sul precariato: Più assunzioni nel 2022

Secondo l’osservatorio INPS sul precariato, il mercato del lavoro torna finalmente ai livelli pre-covid. Nel 2022 aumentano, infatti, le assunzioni, +11% rispetto al 2021, ma anche le cessazioni +16%.

I dati raccolti da INPS sul precariato, aggiornati a dicembre 2022, rivelano che il mercato del lavoro è ormai tornato ai livelli pre-covid, registrando addirittura degli incrementi rispetto al 2019.

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I dati sulle assunzioni dell’osservatorio INPS sul precariato

Nel 2022, si registrano 8.059.000 assunzioni da parte di datori di lavoro privati extra agricoli, +11% rispetto al 2021. Nello specifico, la crescita più accentuata interessa i contratti a tempo indeterminato (+18%). Seguono i contratti intermittenti (+16%), di apprendistato (+11%), a tempo determinato e stagionali (+10%) e, in ultimo, quelli somministrati (+5%). L’anno scorso, le trasformazioni da tempo determinato sono aumentate del 43% rispetto al 2021, in tutto 751.000. In lieve aumento, invece, le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo (+4%).

I dati sulle cessazioni dell’osservatorio INPS sul precariato

INPS riporta che, nel 2022, si contano 7.617.000 cessazioni. In particolare: +27% per i contratti intermittenti, +18% per i contratti a tempo determinato e stagionali, +14% per i contratti in apprendistato, +12% per i contratti a tempo indeterminato e +11% per i contratti in somministrazione.

Importo medio e rapporti in somministrazione

L’osservatorio evidenzia, inoltre, che a dicembre 2022 sono circa 15 mila i lavoratori impiegati con Contratti di Prestazione Occasionale. Mentre, l’importo medio mensile lordo è di 293 euro. Sempre nello stesso periodo, sono 10 mila i lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia, -12% rispetto a dicembre 2021. Per loro, l’importo medio mensile lordo è di 155 euro.

In conclusione, sui rapporti in somministrazione, INPS mostra che le assunzioni nel 2022, rispetto al 2021, sono aumentate sia per il tempo indeterminato (+61%), sia per quello a termine (+3%). Aumento che si riflette, però, anche sulle cessazioni, dove per i contratti a tempo indeterminato si registra un +26% e per quelli a termine un +11%.

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