Patto di Attivazione Digitale: Le differenze tra RdC e AdI

Una delle maggiori differenze tra l’Assegno di Inclusione e il Reddito o la Pensione di Cittadinanza sta nel Patto di Attivazione Digitale. Ma anche se mancano ancora i decreti attuativi dell’AdI, ecco alcuni chiarimenti e aspetti di questo nuovo strumento.

Patto di Attivazione Digitale

Patto di Attivazione Digitale

Una delle maggiori differenze tra l’Assegno di Inclusione e il Reddito o la Pensione di Cittadinanza sta nel Patto di Attivazione Digitale. Ma anche se mancano ancora i decreti attuativi dell’AdI, ecco alcuni chiarimenti e aspetti di questo nuovo strumento.

Per accedere al Reddito o alla Pensione di Cittadinanza il processo era, nella maggior parte dei casi, piuttosto automatico. Per prima cosa, si presenta la domanda. Poi, INPS e tutte le altre amministrazioni coinvolte controllavano se si avevano i requisiti. E se i requisiti c’erano, scattava il diritto al pagamento, che consisteva nel ritiro della card presso Poste con dentro la prima ricarica.

Per l’Assegno di Inclusione, invece, ci sarà un passaggio in più da fare. Come prima cosa, anche qui si deve presentare la domanda e INPS verificherà il possesso dei requisiti. A quel punto, se il controllo dei requisiti è positivo, INPS farà sapere che bisognerà iscriversi alla piattaforma SIISL. Poi da lì, sottoscrivere il Patto di Attivazione Digitale. Questo passaggio è fondamentale perché il primo pagamento dell’Assegno di Inclusione parte dal mese successivo dalla sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale. La Carta di Inclusione è lo strumento su cui arriveranno i pagamenti dell’ADI. Si potrà ritirare una settimana dopo aver sottoscritto il Patto di Attivazione Digitale ma, a quanto pare, sarà vuota.

Cos’è il patto di attivazione digitale? 

Ne abbiamo sentito parlare spesso, e non sempre bene, per quanto riguarda il Supporto Formazione e Lavoro. Ora, però, attenzione a non confonderci, anche se lo strumento è lo stesso, lo scopo è leggermente diverso. Perché, con il PAD di SFL, i dati di chi fa domanda sono inviati principalmente alle agenzie per il lavoro. Con il PAD dell’ADI, invece, i dati di tutto il nucleo familiare saranno inviati anche ai comuni e ai servizi sociali dei comuni.

Quindi, per l’ADI, il Patto di Attivazione Digitale serve a dare il via anche a tutte le attività legate all’inclusione sociale. Ad esempio, il primo appuntamento presso i servizi sociali, l’analisi multidimensionale, eventualmente i PUC e via dicendo. Questo perché l’Assegno di Inclusione sociale è una misura che riguarda tutto il nucleo familiare, non solo chi fa domanda. Perciò, in base ai casi, chi è attivabile al lavoro, sarà inviato ai servizi per il lavoro per sottoscrivere il patto di servizio personalizzato. In maniera simile a come succede con SFL. Invece, il resto del nucleo familiare che non è attivabile al lavoro, sarà inviato ai servizi sociali per i comuni.

Cosa manca da sapere

Al momento mancano ancora diversi decreti attuativi sull’Assegno di Inclusione. Decreti che dovranno chiarire, ad esempio, come e quando presentare la domanda, come sottoscrivere il Patto di Attivazione Digitale, se è previsto che qualcuno possa aiutare i cittadini a sottoscrivere il PAD (magari i patronati o i servizi sociali), cosa si potrà o non potrà comprare con la Carta di Inclusione e così via. Quindi, è importante ribadire che il PAD deve essere compilato da tutti quelli che faranno domanda di Assegno di Inclusione. Anche se si tratta di persone in condizione di fragilità. E, soprattutto, che non basterà solo l’ISEE in corso di validità, i requisiti e l’esito positivo alla domanda per poter ricevere questa misura.