PENSIONI 2021: ECCO LE NOVITÀ PREVISTE DALLA PROSSIMA LEGGE DI BILANCIO

PENSIONI 2021: ECCO LE NOVITÀ PREVISTE DALLA PROSSIMA LEGGE DI BILANCIO

PENSIONI 2021: ECCO LE NOVITÀ PREVISTE DALLA PROSSIMA LEGGE DI BILANCIO

Quattro le principali manovre previste dalla Legge di Bilancio 2021, il cui testo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, ma la cui pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non potrà avvenire prima della fine dell’anno.

1. OPZIONE DONNA

Opzione Donna – una forma di pensione anticipata rivolta alle lavoratrici che hanno determinati requisiti previsti dalla legge – grazie alla Legge di Bilancio viene prorogata fino al 2021.

I requisiti, che non sono cambiati rispetto alle sue edizioni precedenti e che devono essere raggiunti alla data del 31 Dicembre 2020, sono i seguenti:

  • è necessario aver maturato 35 anni di contributi;
  • bisogna possedere requisito anagrafico di 58 anni per le lavoratrici dipendenti, oppure di 59 anni per le lavoratrici autonome.

Non cambieranno, nel 2021, neppure le cosiddette finestre mobili, cioè quei periodi che si posizionano tra il raggiungimento dei requisiti e il pensionamento effettivo. In particolare:

  • per le lavoratrici dipendenti resta la finestra di 12 mesi,
  • per le lavoratrici autonome resta di 18 mesi:

Si ricorda che in questo periodo si può continuare a lavorare. Sempre nel contesto dell’opzione donna, viene aggiornata la data della presentazione della domanda per le lavoratrici del settore scolastico e del comparto dell’Alta Formazione Artistica e Musicale che, nell’ipotesi in cui decidessero di andare in pensione con questo sistema, dovrebbero presentare la domanda entro il 28 febbraio 2021.

Purtroppo, però, per il prossimo anno resta uguale anche il meccanismo di calcolo dell’importo della pensione con Opzione Donna, che risulta più svantaggioso di circa il 25-35% rispetto alla pensione “tradizionale” perché il calcolo viene effettuato completamente con il sistema contributivo.

2. APE SOCIALE

L’APE Sociale non è una vera e propria forma di pensione, ma una sorta di indennità che viene fornita mensilmente a chi possiede determinati requisiti previsti dalla legge, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia o anticipata.

L’importo fornito sarà uguale a quello dell’assegno della pensione, calcolato al momento della domanda, fino a un massimo di 1500 euro e sarà erogato per 12 mesi ogni anno, ma senza la possibilità di ricevere rivalutazioni o integrazioni al minimo.

 Possono accedere a questa prestazione:

  • i disoccupati di lungo corso,
  • i caregiver,
  • i lavoratori addetti a mansioni gravose,
  • i lavoratori con un grado di riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74%.

Inoltre, è necessario che questi lavoratori abbiano almeno 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi. Le principali novità in materia sono due:

  • la prima, anche se annunciata da tempo, è che, in presenza dei requisiti, sarà possibile accedere all’Ape Sociale anche nel 202;
  • la seconda, invece, riguarda le categorie di lavoratori che possono accedere all’anticipo pensionistico, o meglio, a quanto pare, un’altra categoria sarà aggiunta al novero: si tratterebbe dei disoccupati che non hanno potuto beneficiare dell’indennità di disoccupazione per la mancanza dei requisiti sia assicurativi che contributivi.

3. RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI

Per rivalutazione delle pensioni s’intende l’adeguamento dell’importo dell’assegno pensionistico al costo della vita, come stabilito dall’ISTAT; il fine dell’operazione è far sì che non ci sia una perdita del potere d’acquisto per i pensionati.

Questo meccanismo prende anche il nome di perequazione: sostanzialmente, in base alla variazione dei prezzi dei beni di consumo, di anno in anno, la pensione deve essere ricalcolata.

Ma non tutte le pensioni vengono ricalcolate allo stesso modo. Infatti, soltanto le pensioni più basse ottengono un adeguamento del 100%, mentre la percentuale scende all’aumentare della pensione, fino a colpire più duramente gli assegni pensionistici più alti.

4. CONTRIBUTI LAVORATORI  PART-TIME

Per quanto riguarda i lavoratori assunti con contratti part-time, sembrerebbe essere contemplata l’intenzione fornire un riconoscimento pieno dei contributi dei periodi di lavoro.

 In sostanza, sarà l’intera durata dei contratti di lavoro, comprensiva quindi anche dei periodi non interamente lavorati, ad essere utile ai fini del raggiungimento dei requisiti delle pensioni.

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