PENSIONI: DIVISIONI SUL CONTRIBUTIVO

PENSIONI: DIVISIONI SUL CONTRIBUTIVO

PENSIONI: DIVISIONI SUL CONTRIBUTIVO

Vi è una divisione ancora prima di cominciare sul ricalcolo contributivo della pensione, nel confronto sulla previdenza tra governo e sindacati, vi è una distanza forte sulle scelte da compiere per il 2023, una volta venuta meno la Quota 102, reclamata a gran voce da Mario Draghi e dal ministro all’Economia, Daniele Franco.

Palazzo Chigi si conferma disponibile a porre sul tavolo eventuali correzioni alla legge Fornero a patto che rimangano nel solco tracciato dall’esecutivo, mentre i sindacati spingono sulla necessità di una estesa flessibilità in uscita, già con 62 anni d’età o con 41 anni di versamenti a prescindere dalla soglia anagrafica, e sulla necessità di penalizzare troppo i pensionandi con assegni interamente “contributivi” che potrebbero ridursi anche di oltre il 30%.

Vi è poi la previsione dell’allargamento della platea dell’Ape sociale, della pensione di garanzia per i giovani e degli incentivi per favorire il decollo della previdenza complementare.

Si vogliono individuare interventi strutturali al fine di rendere meno rigida la riforma Fornero senza ritornare allo schema di Quota 100, introdotta dal primo governo Conte, e di Quota 102, prevista dalla manovra varata dall’Esecutivo Draghi per consentire nel solo 2022 le uscite anticipate con almeno 64 anni d’età e 38 di contributi. Vi sono da prendere decisioni anche su altri strumenti, come ad esempio Opzione donna, nuovamente prorogata per il prossimo anno.

Il governo vuole individuare opzioni condivise, pur rimanendo dell’idea che sia quella del contributivo per tutti la strada maestra da seguire, soprattutto per i trattamenti anticipati; non è disposto a far lievitare ulteriormente la spesa pensionistica, già “vigilata speciale” di Bruxelles. Difatti per il mini-pacchetto sulle pensioni della manovra sono stati messi a disposizione 600 milioni.

Nel biennio 2020-21 il tasso della spesa pensionistica, al netto dell’indicizzazione ai prezzi, è cresciuta in media del 2% l’anno, ciò anche grazie a Quota 100, risultando così «a livelli superiori» rispetto al periodo precedente alla riforma Fornero nel 2011. Il tutto all’interno di una cornice che nel 2022 vede attestarsi le uscite per pensioni al 15,7% del Pil, per scendere leggermente fino al 15,3% nel 2027 e poi risalire al 16,4% nel 2044.

Rimprovero perviene anche dall’Ocse che ha puntato l’indice contro la spesa pensionistica italiana e il ripetuto ricorso negli ultimi anni a deroghe alla legge Fornero, a partire da Quota 100; ha evidenziato altresì che nel nostro Paese chi comincia a lavorare oggi andrà in pensione non prima dei 71 anni d’età, a differenza di quanto accade attualmente con uscite dal lavoro in media a 61,8 anni.

Si vogliono introdurre forme di tutela pensionistica per i giovani con carriere discontinue, quale la “pensione di garanzia”; si vuole garantire un trattamento pensionistico adeguato alle giovani generazioni anche attraverso la valorizzazione “gratuita”, a fini previdenziali, dei periodi di formazione e di inoccupazione legati a politiche attive. L’assegno sarebbe di tipo contributivo e ne beneficerebbero soprattutto i nati dopo il 1970.