PERMESSI 104: COME CAMBIANO PER LAVORATORI PART-TIME

PERMESSI 104: COME CAMBIANO PER LAVORATORI PART-TIME

PERMESSI 104: COME CAMBIANO PER LAVORATORI PART-TIME

Con il messaggio n. 3114 del 7 agosto 2018, l’INPS ha fornito le nuove formule di calcolo per il riproporzionamento dei tre giorni di permesso mensile, nei casi di rapporto di lavoro part-time di tipo verticale e di tipo misto con attività lavorativa limitata ad alcuni giorni del mese.

1. PRONUNCIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE 

Le indicazioni in questione devono essere riviste alla luce degli orientamenti della Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, che con due decisioni (sentenze 29 settembre 2017, n. 22925 e 20 febbraio 2018, n. 4069) ha disposto che la durata dei permessi, qualora la percentuale del tempo parziale di tipo verticale superi il 50% del tempo pieno previsto dal contratto collettivo, non debba subire decurtazioni in ragione del ridotto orario di lavoro.

La Corte di Cassazione fonda le sue conclusioni sull’analisi dell’art 4 del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61.La norma prevede una differenziazione tra:

  • gli istituti che hanno una connotazione patrimoniale e che si pongono in stretta corrispettività con la durata della prestazione lavorativa, per i quali è ammesso il riproporzionamento del trattamento; 
  • e gli istituti riconducibili a un ambito di diritti a connotazione non strettamente patrimoniale, non soggetti ad alcuna riduzione connessa alla minore entità della durata della prestazione lavorativa.

Tra questi ultimi, sottolinea la Suprema Corte, vi sono i permessi di cui all’articolo 33 della legge n. 104/1992, che costituiscono misure di tutela della salute psico-fisica della persona disabile, che è un diritto fondamentale dell’individuo tutelato dall’articolo 32 della Costituzione; di conseguenza, in linea di principio, il diritto ad usufruire dei permessi non è comprimibile. La Cassazione sottolinea la necessità, comunque, di una valutazione comparativa delle esigenze dei datori di lavoro e dei lavoratori, in particolare di una distribuzione in misura paritaria degli oneri e dei sacrifici connessi all’adozione del rapporto di lavoro part-time e, nello specifico, del rapporto di lavoro parziale di tipo verticale.

Sulla base di questa specificazione, la Suprema Corte ritiene opportuno distinguere l’ipotesi in cui la prestazione di lavoro part-time sia articolata con un numero di giornate superiore al 50% di quello ordinario, da quello in cui comporti una prestazione per un numero di giornate di lavoro inferiori. Solo nel primo caso, infatti, occorre riconoscere il diritto alla integrale fruizione dei permessi.

2. PRONUNCIA DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

A tal riguardo, si è pronunciato anche il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, chiarendo che i principi enunciati dalla giurisprudenza con riferimento al D.lgs n. 61/2000 sono applicabili anche dopo l’entrata in vigore del D.lgs n. 81/2015; l’articolo 7, comma 2, citato – chiarisce il Ministero – conserva infatti la distinzione tra “diritti” e “trattamento economico e normativo”.Resta dunque fermo il nucleo dei “diritti” a connotazione non strettamente patrimoniale – tra cui il diritto ai permessi – che vanno salvaguardati dalla riduzione connessa alla minore durata della prestazione lavorativa.

Sul punto, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha infatti precisato che i permessi riconosciuti dalla legge n. 104/1992 possono essere annoverati tra i suddetti diritti, in considerazione del fatto che sono finalizzati ad assicurare la continuità nelle cure e nell’assistenza del familiare disabile e la rilevanza degli interessi di rilievo costituzionale tutelati.

3. ISTRUZIONI OPERATIVE

Si forniscono, quindi, le nuove indicazioni relative al riproporzionamento della durata dei giorni di permesso di cui all’articolo 33, commi 3 e 6, della legge n. 104/1992, da attuare nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto, con attività lavorativa part-time superiore al 50%.
• In caso di part-time di tipo orizzontale rimangono valide le disposizioni fornite al paragrafo 2 del messaggio n. 3114/2018; quindi, i tre giorni di permesso non andranno riproporzionati.
• Con riferimento ai rapporti di lavoro part-time di tipo verticale e di tipo misto fino al 50%, rimangono valide le disposizioni fornite al citato paragrafo 2 del messaggio n. 3114/2018.Si conferma che la formula di calcolo da applicare, ai fini del riproporzionamento dei 3 giorni di permesso mensile del part-time di tipo verticale e di tipo misto con attività lavorativa limitata ad alcuni giorni del mese, è la seguente:

orario medio settimanale teoricamente eseguibile dal lavoratore part-time
———————————————————-
orario medio settimanale teoricamente eseguibile a tempo pieno

x 3 (giorni di permesso teorici)

Il risultato numerico andrà quindi arrotondato all’unità inferiore o a quella superiore a seconda che la frazione sia fino allo 0,50 o superiore.Si ribadisce che il riproporzionamento andrà effettuato solo in caso di part-time di tipo verticale e di tipo misto con attività lavorativa limitata ad alcuni giorni del mese.

• Per quanto riguarda il rapporto di lavoro svolto in regime di part-time con percentuale a partire dal 51%, verranno riconosciuti interamente i tre giorni di permesso mensile.
• In caso di rapporto di lavoro svolto in regime di part-time (orizzontale, verticale o misto) con percentuale a partire dal 51%, rimane confermata la formula già indicata nel messaggio n. 16866//2007:

orario normale di lavoro medio settimanale
———————————————————-
numero medio dei giorni lavorativi settimanali

 x 3 = ore mensili fruibili

• Con riferimento ai rapporti di lavoro part-time di tipo orizzontale, verticale e misto fino al 50%, la formula di calcolo da utilizzare ai fini della quantificazione del massimale orario mensile dei permessi è quella fornita al paragrafo 3 del messaggio n. 3114/2018, ossia:

orario medio settimanale teoricamente eseguibile dal lavoratore part-time
———————————————————-numero medio dei giorni (o turni)lavorativi settimanali previsti per il tempo pieno


x 3 (giorni di permesso teorici)

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