PERMESSI E CONGEDO STRAORDINARIO LEGGE 104: ECCO LE NOVITÀ INPS PER IL 2022

PERMESSI E CONGEDO STRAORDINARIO LEGGE 104: ECCO LE NOVITÀ INPS PER IL 2022

PERMESSI E CONGEDO STRAORDINARIO LEGGE 104: ECCO LE NOVITÀ INPS PER IL 2022

Con la circolare n. 36 del 7 marzo 2022, l’INPS ha fatto chiarezza sui permessi e congedi straordinari per i lavoratori del settore privato, sulla concessione agli uniti civilmente e sul riconoscimento dei benefici in favore dei parenti dall’altra parte dell’unione civile.

Già in precedenza erano state fornite le istruzioni operative per la concessione dei permessi e del congedo straordinario in favore del lavoratore dipendente del settore privato, facente parte di un’unione civile o convivente di fatto, che presti assistenza all’altra parte o convivente. Tali istruzioni prevedevano che:

  • la parte di un’unione civile, che presti assistenza all’altra parte, può usufruire di: permessi di cui alla legge n. 104/1992, ovvero il diritto ad usufruire di tre giorni di permesso mensili retribuiti in favore di lavoratori dipendenti che prestino assistenza al coniuge, a parenti o ad affini riconosciuti in situazione di disabilità grave; oppure di un congedo straordinario ai sensi dell’articolo 42, comma 5, del D.lgs n. 151/2001, che stabilisce la concessione del congedo straordinario in favore di soggetti con disabilità grave fissando un ordine di priorità dei soggetti aventi diritto al beneficio che, partendo dal coniuge, degrada fino ai parenti e agli affini di terzo grado.
  • il convivente di fatto che presti assistenza all’altro convivente può, invece, usufruire unicamente dei permessi di cui alla legge n. 104/1992.
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Unione civile e “convivenza di fatto”: differenze e novità

Tenendo conto della normativa antidiscriminatoria di origine comunitaria e del primato del diritto dell’Unione europea nei confronti della normativa nazionale, l’Istituto fornisce le nuove istruzioni operative finalizzate al riconoscimento dei benefici in favore dei parenti dell’altra parte dell’unione civile. Infatti, al fine di evitare comportamenti discriminatori nei riguardi di due diverse situazioni giuridiche (uniti civilmente e coniugi), deve essere riconosciuto il rapporto di affinità anche tra l’unito civilmente e i parenti dell’altra parte dell’unione. Di conseguenza, per i lavoratori del settore privato va riconosciuto il diritto ai permessi non solo nel caso in cui si presti assistenza all’altra parte dell’unione, ma anche nel caso in cui a necessitare assistenza sia un parente dell’unito. Allo stesso modo i parenti dell’unito civilmente avranno diritto ad assistere l’altra parte dell’unione. È importante sottolineare, invece, che tali istruzioni non verranno applicate nei casi di “convivenza di fatto”, in quanto non è riconosciuta giuridicamente, ragion per cui il “convivente di fatto” può usufruire dei permessi unicamente nel caso in cui presti assistenza al convivente e non nel caso in cui intenda rivolgere l’assistenza a un parente del convivente.

Ordine di priorità e grado di parentela

Successivamente, l’INPS stabilisce che è possibile usufruire del congedo secondo il seguente ordine di priorità:

  1. il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente della persona disabile in situazione di gravità;
  2. il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente o della parte dell’unione civile convivente;
  3. uno dei figli conviventi della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  4. uno dei fratelli o sorelle conviventi della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori e i figli conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  5. un parente o affine entro il terzo grado convivente della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli o sorelle conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  6. uno dei figli non ancora conviventi con la persona disabile in situazione di gravità, ma che tale convivenza instauri successivamente, nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli o sorelle conviventi, i parenti o affini entro il terzo grado conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

Pertanto, il diritto per i lavoratori del settore privato va riconosciuto all’unito civilmente non solo per l’assistenza all’altra parte dell’unione, ma anche per l’assistenza a un parente dell’unito. In egual maniera, i parenti di una parte dell’unione civile avranno diritto ad assistere l’altra parte dell’unione. Resta comunque il limite del terzo grado di affinità e il requisito della convivenza con il disabile grave da assistere.

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