Pesca a strascico in Italia: L’attacco Ue e l’allarme del settore ittico

L’attacco dell’Unione Europea nei confronti della pesca a strascico può mettere a rischio il 50% dell’economia ittica in Italia.

pesca a strascico in italia

Pesca a strascico in Italia

L’attacco dell’Unione Europea nei confronti della pesca a strascico può mettere a rischio il 50% dell’economia ittica in Italia.

La pesca a strascico è un metodo che la Commissione europea vuole gradualmente eliminare entro il 2030 in tutte le aree marine protette. Questa azione, però, potrebbe esporre ad un rischio del 50% l’economia ittica italiana e favorire maggiori importazioni dall’estero. Ma gli importatori sono, per la maggior parte, Paesi extra comunitari che non hanno protocolli rigidi sulla sicurezza e la sostenibilità come quelli europei.

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Basti pensare che i principali piatti tipici della tradizione italiana sono a base di scampi, naselli, gamberi e triglie. Ad esempio, la famosissima frittura di paranza. Di conseguenza, con l’aumento dell’import, potrebbe anche esserci il rischio di un calo della qualità nella nostra gastronomia.

La proposta dell’Ue risale a febbraio 2023 e sarà trattata a Stoccolma durante la riunione informale dei ministri agri-pesca. Poi, di nuovo, a Lussemburgo dall’intero Consiglio europeo. Se questa proposta dovesse essere approvata, le conseguenze potrebbero riflettersi non solo sul settore ittico e sulla pesca a strascico in Italia, ma anche sui consumatori stessi. Infatti, un recente sondaggio ha evidenziato che 4 italiani su 5 prestano molta attenzione sulla provenienza del pesce che acquistano.

Inoltre, nel 68% delle aree marine è già vietato praticare la pesca a strascico. In molte altre, invece, c’è il divieto di pesca ad una profondità superiore ai 1.000 metri. Attualmente, le aree marine protette sono circa 3 mila km quadrati e l’idea della Commissione Ue è quella di aggiungerne altri 17 mila km quadrati.

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