PROROGA STATO DI EMERGENZA: MANCA SOLO L’UFFICIALITÀ

PROROGA STATO DI EMERGENZA: MANCA SOLO L’UFFICIALITÀ

PROROGA STATO DI EMERGENZA: MANCA SOLO L’UFFICIALITÀ

È di oggi il Consiglio dei ministri il cui fine ultimo è decidere o meno sulla proroga dello stato di emergenza fino al 31 marzo 2022. La Cabina di regia non è stata ancora convocata, ma questa volta si potrebbe adire direttamente il Consiglio dei Ministri con il decreto legge da sottoporre all’esame del Parlamento con la proroga, dati i numeri dei contagi in forte aumento che non consentono di temporeggiare ulteriormente.

Informati e concordi sono già quasi tutti i partiti, salvo poche eccezioni, di cui si compone il Parlamento; all’uscita da Palazzo Chigi lo stesso Conte ha parlato della necessità di prorogare l’emergenza, pur senza indicare quale mandante dell’iniziativa il Premier. Anche il segretario del Pd Enrico Letta ritiene «maturo il tempo» per aversi la proroga e asserisce che la situazione favorevole in cui versa l’Italia rispetto ad altri Paesi sia frutto proprio delle misure adottate in questi mesi; unico ottimista pare essere Matteo Salvini, il quale asserisce: «Aspettiamo i dati e poi decideremo».

Ma per il Premier questi sono già eloquenti e destinati a provocare un innalzamento della curva nelle prossime settimane, come esplicherà anche domani in Parlamento in vista del Consiglio europeo di giovedì.

Dall’opposizione Giorgia Meloni ha immediatamente preso le distanze («dopo 2 anni non può essere emergenza»), la quale ha anche attaccato arrivato il presunto taglio di 200 milioni del fondo per le disabilità. Una notizia la quale il Premier non ha esitato a smentire, in quanto tale somma rimane nell’ambito delle disabilità.

L’attività del presidente del Consiglio nei prossimi giorni sarà intensa.

Per lunedì prossimo sono stati convocati a Palazzo Chigi i sindacati per discorrere della riforma delle pensioni. Un incontro che si terrà poi a diversi giorni di distanza dallo sciopero generale di giovedì, contro la legge di Bilancio firmata da Draghi.

Una distanza temporale importante che chiude qualunque possibilità di interventi sulla legge di Bilancio e solo in parte giustificata dagli impegni del premier, che sarà a Bruxelles giovedì per il Consiglio europeo. Poi mercoledì 22 Dicembre Draghi presidierà la conferenza stampa di fine anno; scelta questa insolita che ha destato incredulità e qualche interrogativo visto che solitamente il premier si confronta con i giornalisti solo dopo e non prima dell’approvazione della legge di Bilancio che rappresenta il coronamento dell’attività dell’esecutivo.

Di qui la previsione di qualche possibile sbilanciamento del Premier circa il futuro del Governo e del proprio futuro, diviso ad oggi tra Palazzo Chigi e il Quirinale.

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