PATTO PER IL LAVORO: DEVONO FIRMRE TUTTI?

PATTO PER IL LAVORO: DEVONO FIRMRE TUTTI?

Dalla firma dell’Accordo tra ANPAL Servizi e le Regioni, siamo entrati nella seconda fase del Reddito di Cittadinanza: i cittadini che percepiscono il reddito saranno chiamati a mano a mano a firmare il patto per il lavoro.

Però, secondo il regolamento del Reddito di Cittadinanza, ci sono tre categorie di persone che non sono obbligate a firmare il Patto per il Lavoro. Si tratta dei cosiddetti esclusi, degli esonerabili e degli esonerati.

Sono escluse dalla firma del patto le persone:

  • che percepiscono la pensione diretta;
  • che hanno più di 65 anni;
  • che hanno un reddito da lavoro dipendente superiore a 8145€ annui;
  • un reddito da lavoro autonomo superiore a 4.800;
  • i disabili;
  • i minorenni;
  • le persone che di fatto non percepiscono il Reddito di Cittadinanza, come i carcerati e i ricoverati di lunga degenza.

Queste persone non sono tenute a effettuare la profilazione presso i centri per l’impiego.

La seconda categoria è quella degli esonerati, in cui ricadono le persone che:

  • frequentano corsi di formazione validi per conseguire una qualifica professionale regionale;
  • che stanno prendendo parte ad un’altra forma di politica attiva.

Queste persone sono esonerate dal firmare il patto per il lavoro, ma solo fino alla fine di queste attività.

Per finire, la categoria degli esonerabili comprende quelle persone che hanno la possibilità di scegliere se firmare o meno il patto per il lavoro. In altre parole, questi cittadini possono scegliere di firmare subito, oppure, come nel caso precedente, di firmare il Patto per il Lavoro quando la condizione che li esonera si esaurisce. Ovviamente, devono certificare questa loro condizione nel primo colloquio. In generale, si considerano esonerabili:

  • le persone che hanno carichi di cura verso un minore o un disabile (ma per ogni nucleo familiare può essere esonerata una sola persona per carichi di cura);
  • le persone che stanno svolgendo un tirocinio di formazione o orientamento;
  • le donne incinte;
  • i cosiddetti working poor, e cioè coloro che sono impiegati per almeno 20 ore settimanali e percepisco un reddito non superiore a 8.150€ ( da lavoro dipendente) o 4.800€ ( da lavoro autonomo) e quindi mantengono lo stato di disoccupazione;
  • coloro che momentaneamente hanno una condizione di salute che non permette la sottoscrizione del Patto per il Lavoro. 

Infine, c’è un ultimo caso particolare da considerare: se durante il colloquio l’operatore del Centro impiego e il navigator di accorgono di avere davanti un cittadino dal profilo di alta vulnerabilità, e quindi inadatto a sottoscrivere il Patto per il Lavoro, questi possono effettuare un rinvio al Comune per la stipula del Patto per l’Inclusione.

Ti potrebbe interessare anche:

Lascia un commento

× WHATSAPP