Reati Assegno di Inclusione: Le differenze con il Reddito di Cittadinanza

Ancora qualche mese e il Reddito di Cittadinanza sarà ufficialmente sostituito dall’Assegno di Inclusione: ecco cosa cambia per la questione reati. 

Reati Assegno di Inclusione

Reati Assegno di Inclusione

Ancora qualche mese e il Reddito di Cittadinanza sarà ufficialmente sostituito dall’Assegno di Inclusione: ecco cosa cambia per la questione reati. 

Come sappiamo, per il Reddito di Cittadinanza c’era una specifica lista di reati cosiddetti “incompatibili“. A seguito di varie modifiche nel corso del tempo, la lista è diventata piuttosto lunga. Comprendeva sia reati particolarmente gravi, ad esempio l’associazione di tipo mafioso, sia altri reati, come il furto con strappo. Avere una condanna passata in giudicato per uno di questi reati nei 10 anni precedenti non permetteva di accedere al Reddito di Cittadinanza. Quindi, se la persona condannata era il richiedente, allora la domanda risultava respinta.

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Se, invece, la persona con la condanna era un altro componente del nucleo familiare, allora questa informazione doveva essere inserita nella domanda di RdC. Quella stessa persona si escludeva dalla scala di equivalenza, cioè non si considerava né per i requisiti né per gli importi. Però, gli altri componenti della famiglia avrebbero potuto continuare a ricevere la prestazione, requisiti permettendo. Con l’Assegno di Inclusione, invece, le cose cambiano drasticamente in tre aspetti.

Reati “incompatibili” con l’Assegno di Inclusione

Primo aspetto

Innanzitutto, non è solo il tipo di reato a fare la differenza, ma anche la condanna vera e propria. Infatti, formalmente, l’Assegno di Inclusione non è compatibile con la condanna definitiva per un delitto non colposo. Delitto che comporta l’applicazione di una pena di un anno di carcere o più. Anche se questa stessa pena si sostituisce con forme alternative, ad esempio, la semilibertà, i domiciliari, i lavori socialmente utili e così via. Oppure a seguito di patteggiamento. Il periodo di riferimento è sempre nei dieci anni precedenti. Senza entrare troppo nel tecnico, è come dire che l’Assegno di Inclusione è compatibile solo con le condanne per reati non dolosi, quindi colposi o, in rarissimi casi preterintenzionali. Oppure, con reati dolosi, ma solo se la condanna è stata di meno di un anno.

Ad esempio: condanna a cinque anni per rapina che è chiaramente un reato doloso, cioè fatto con l’intenzione di farlo. La condanna è superiore a un anno, quindi non è compatibile con l’AdI. Oppure, condanna a sei mesi per rissa. Anche se il reato è di tipo doloso, la condanna in questo caso è meno di un anno, quindi compatibile con l’AdI. Oppure ancora, condanna a due anni per lesioni colpose stradali gravissime, vale a dire l’incidente stradale con dei feriti. Anche se la condanna è superiore a un anno, il tipo di reato è colposo, quindi compatibile con l’AdI.

Naturalmente, si tratta di esempi per rendere il concetto più chiaro. Però, chi si è trovato in situazioni del genere, farebbe bene a controllare la propria situazione tramite il casellario giudiziale o con il proprio avvocato.

Reati Assegno di Inclusione: Secondo aspetto

La seconda grande modifica riguarda, invece, chi ha ricevuto la condanna. Infatti, se per RdC era importante che non fosse il richiedente ad avere le condanne nei 10 anni, per l’AdI questo requisito si estende anche ai beneficiari. Stando all’interpretazione del Ministero del Lavoro, sono beneficiari dell’AdI sia il richiedente sia i componenti che rientrano nella scala di equivalenza. Perciò, non deve avere una condanna incompatibile né chi presenta la domanda né nessun altro componente che rientra nella scala di equivalenza.

Terzo aspetto

Come per RdC, non potranno avere accesso all’AdI quelle famiglie in cui i beneficiari siano sottoposti a misura cautelare personale. Cioè quel tipo di provvedimenti che sono applicati tra l’inizio di un procedimento penale e la sentenza, ad esempio i domiciliari prima del processo. Ma in più a RdC, saranno escluse dall’AdI anche quelle famiglie per cui ai beneficiari siano imposte misure di prevenzione. Cioè misure che possono essere applicate a soggetti cosiddetti “a rischio“, a prescindere da un provvedimento penale, per motivi di sicurezza pubblica. Sono compresi, ad esempio, la sorveglianza speciale, l’obbligo o il divieto di soggiorno e così via.

In ultimo, vale la pena sottolineare che anche per l’AdI, come per RdC, ci saranno i reati legati alle dichiarazioni false per ottenere il beneficio e al non comunicare le variazioni. Anche in questi casi, non si potrà ottenere l’Assegno di Inclusione prima che siano passati dieci anni.

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