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Reddito di Cittadinanza, crollano i numeri dei percettori: Ecco le cause

Continuano a diminuire i percettori di Reddito e Pensione di Cittadinanza. Sono stati poco più di 1 milione di famiglie tra RdC e PdC ad aver ricevuto la ricarica a febbraio 2023.

Un numero decisamente più basso del solito, a cui si aggiunge un drastico calo nel numero delle domande, il 65% in meno. E mentre i soliti giornali inneggiano alla fuga per via dei controlli e alla stretta del governo, le vere cause sono probabilmente altre.

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Perché crollano i numeri dei percettori di RdC? Il punto della situazione

Innanzitutto, febbraio è il mese di calo per eccellenza dei numeri dei percettori RdC, per via dell’aggiornamento dell’ISEE. Tante domande decadono naturalmente per il superamento dei requisiti, altre sono sospese per la mancata presentazione dell’ISEE. Altre ancora restano sospese per via dei controlli aggiuntivi, ma questo non vuol dire che sono automaticamente revocate. Ovviamente, i controlli rinforzati hanno giustamente fatto la loro parte, visto che si registrano oltre 21 mila domande revocate. Ma se volessimo davvero parlare di fuga dovremmo andare a controllare i numeri delle richieste di rinuncia dei percettori RdC, non le revoche.

Vale la pena considerare che, nei primi mesi del 2023, scadono le domande di Reddito e Pensione di Cittadinanza presentate verso metà del 2021. Questo perché il Reddito di Cittadinanza dura 18 mesi e non 12. Contestualmente allo scemare della pandemia, e una leggera ripresa economica, sono risaliti anche i dati dell’occupazione.

Infine, un altro elemento che ha giocato un ruolo fondamentale è sicuramente la sfiducia generale verso il Reddito di Cittadinanza. Una sfiducia costruita nel corso degli ultimi mesi. Questo perché, secondo gli ultimi dati, la quota più rilevante di chi non fa più parte della misura sono proprio i nuclei familiari monocomponente. Si tratta di nuclei composti da una persona sola, per cui il governo ha annunciato la stretta maggiore. Sia tramite lo stesso RdC, sia tramite la futura MIA.

Il 29 marzo 2023 si è tenuto il convegno INPS sui temi della solidarietà e legalità. Dal convegno è emerso che bisognerebbe vedere chi sono le persone che non hanno presentato o ripresentato domanda di RdC. Nonostante ne avessero il diritto, per poi capire le motivazioni. Visto che si parla ultimamente di servizi proattivi INPS. Questo, insieme alle altre cose che comunque non hanno “funzionato” del Reddito di Cittadinanza, cioè politiche attive del lavoro e inclusione sociale.

Infatti, come emerso recentemente dal report INAPP, la percezione della non efficacia della misura è evidente. Tra il 3 e l’8% dei numeri dei percettori RdC ha avuto un’offerta di lavoro o di un corso di formazione, almeno prima del 2023.

Inoltre, i tempi medi di convocazione dei numeri dei percettori RdC presso i centri impiego sono estremamente dilatati. Dal mese previsto dalla normativa, ce ne vogliono di media almeno 4 solo per la presa in carico. E la presa in carico è solo il primo dei vari appuntamenti. Tempi e difficoltà simili sono quelle evidenziate dagli ambiti territoriali per quel che riguarda l’inclusione sociale delle famiglie in situazione di fragilità.

Insomma, ecco le ragioni per cui l’attuale governo ha ereditato 600 mila percettori che non si sono mai recati ai centri per l’impiego. Lo scorso governo aveva provato a mettere una pezza alla situazione, tramite rifinanziamenti e assunzioni. Sia per i centri per l’impiego che per gli assistenti sociali. Il nuovo, invece, vorrebbe provarci tramite la MIA. Attesa a brevissimo in Consiglio dei Ministri e già da molti aspramente criticata.

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