RIFORMA PENSIONI: NUOVO INTERVENTO DI RIORDINO PREVIDENZIALE

RIFORMA PENSIONI: NUOVO INTERVENTO DI RIORDINO PREVIDENZIALE

RIFORMA PENSIONI: NUOVO INTERVENTO DI RIORDINO PREVIDENZIALE

L’obiettivo del Governo è quello di definire alcune prime misure da inserire nella prossima legge di Bilancio ed al contempo strutturare una riforma complessiva che individui soluzioni di flessibilità in uscita che sostituiscano quota 100 al termine del naturale periodo di sperimentazione fissato a fine 2021.

LE DIVERSE “POSSIBILI” MISURE

1) L’ipotesi più gettonata è quella di prorogare, e probabilmente stabilizzare, con la prossima manovra finanziaria, sia l’APE sociale e opzione donna che l’ultima legge di Bilancio ha esteso fino al prossimo 31 dicembre.

Sarebbe in fase di valutazione anche la possibilità di riconsiderare una reintroduzione dell’APE volontaria, che ha terminato la propria vigenza a fine dicembre dello scorso anno e che non è stato rinnovato, considerando il fatto che non produce impatti sulla sostenibilità finanziaria del nostro sistema previdenziale.

Va poi ricordato come strettamente collegato all’APE volontaria via sia poi il tema dell’APE aziendale, prestito previdenziale con oneri a carico del datore di lavoro, soluzione di gestione del turnover aziendale. In questa prospettiva prima del periodo estivo, ed è una ipotesi con elevata probabilità di essere ripresa e implementata, si profilava anche la possibilità di una rimodulazione e stabilizzazione del contratto di espansione.

Sempre come misura che nel “borsino delle possibilità” sembra avere buone chance di entrare in manovra finanziaria vi è poi quella di ampliamento della platea dei beneficiari della quattordicesima.

2) Un altro importante intervento che va pianificato è quello relativo alla individuazione di una misura strutturale di flessibilità in uscita che sostituisca quota 100 ponendosi come soluzione per dir così “mediana” tra pensione anticipata e pensione di vecchiaia per superare lo “scalone” che si genererà dal 2022.

Nel periodo estivo era circolata la possibilità da approfondire di una quota 41 con ricalcolo integrale con il metodo di calcolo contributivo, ma sembrerebbe che tale ipotesi debba ritenersi superata. Tra le novità nel dibattito sembra esserci anche una uscita anticipata a 62 anni con penalizzazioni da quantificare per ogni anno di anticipo.

3) Vi è poi un tema di particolare delicatezza riguardante l’indicizzazione automatica dell’età pensionabile alla speranza di vita, meccanismo di salvaguardia finanziaria in un Paese ad accentuato invecchiamento quale è il nostro.

A prescindere dall’età anagrafica, è allora possibile il pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

E’ stato poi esteso il beneficio del blocco dell’incremento anche ai lavoratori precoci (cioè coloro che possono vantare almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del diciannovesimo anno di età) che si trovano nei profili di tutela (disoccupati, invalidi, caregiver, addetti alle mansioni gravose o usuranti).

4) Da considerare, poi, l’ipotesi del  rilancio della previdenza complementare per rendere pienamente funzionante il sistema delineato dal legislatore italiano nel corso degli anni.

Secondo i dati COVIP sul primo semestre 2020 alla fine di giugno il numero di posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari è di 9,223 milioni; la crescita rispetto alla fine del 2019, pari a 105.000 unità (1,2 per cento), è inferiore rispetto ai periodi precedenti all’emergere dalla crisi epidemiologica ed è risultata pressoché nulla nel secondo trimestre.

Si intende poi ragionare poi sulla possibilità di un restyling della tassazione dei rendimenti (che in quasi tutti gli altri Paesi europei sono esenti) e di un incentivo all’investimento nella economia reale ricordando come nel decreto Agosto si sono ulteriormente rimodulati i piani di risparmio a lungo termine con un nuovo limite di investimento “rafforzato” che per il momento non si applica però agli enti gestori di forme di previdenza obbligatoria e alle forme pensionistiche complementari.

5) Vi è infine il tema dell’adesione a fondi pensione nell’ambito di un piano di welfare aziendale, già al momento fortemente agevolato dal punto di vista fiscale (si può superare il limite di deduzione fiscale dei 5.164,57 euro in caso di conferimento del premio di risultato e si beneficia anche della detassazione in sede di tassazione della prestazione finale). Nel decreto Agosto vi è già un primo segnale di rinnovata attenzione per il welfare aziendale con il raddoppio, per il solo periodo di imposta 2020, del limite di esenzione dall’IRPEF per i beni ceduti e i servizi prestati al lavoratore; tale limite viene quindi elevato, per il suddetto periodo di imposta, da 258,23 euro a 516,46.