ROTTAMAZIONE-TER: ULTIMI CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

ROTTAMAZIONE-TER: ULTIMI CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

ROTTAMAZIONE-TER: GLI ULTIMI CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Con la risposta n. 566 del 4 dicembre 2020, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulla natura giuridica delle somme versate a seguito della rottamazione-ter e sul rapporto tra sostituto d’imposta e sostituito

L’articolo 6 del decreto legge 23 ottobre 2018, n. 119, prevede che le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia.

In linea generale, circa la natura giuridica delle somme versate a titolo di definizione, l’Agenzia ha avuto modo di precisare che le conclusioni raggiunte nella circolare 25 settembre 2017, n. 23/E, relativamente alla definizione agevolata delle controversie tributari sono valide anche per la cd. rottamazione-ter.
In particolare, la circolare ha chiarito che il cedente o prestatore che abbia aderito validamente alla definizione agevolata delle controversie tributarie, può avvalersi della disposizione di cui all’articolo 60, comma 7, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 secondo cui il contribuente ha diritto di rivalersi dell’imposta o della maggiore imposta relativa ad avvisi di accertamento o rettifica nei confronti dei cessionari dei beni o dei committenti dei servizi soltanto a seguito del pagamento dell’imposta o della maggiore imposta, delle sanzioni e degli interessi.

La rottamazione-ter richiede il pagamento di un importo pari o proporzionale al valore della controversia, e la circostanza che quest’ultimo sia comunque “correlato al tributo”, consente di estendere le medesime argomentazioni anche all’attuale definizione agevolata ai sensi dell’articolo 6 del decreto legge n. 119 del 2018.

La normativa in materia prevede, inoltre, che chi in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, per fatti o situazioni a questi riferibili ed anche a titolo di acconto, deve esercitare la rivalsa se non è diversamente stabilito in modo espresso.

A tal riguardo la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha statuito che le controversie tra sostituto d’imposta e sostituito, relative al legittimo e corretto esercizio del diritto di rivalsa delle ritenute alla fonte versate direttamente dal sostituto, volontariamente o coattivamente, non sono attratte alla giurisdizione del Giudice tributario, ma rientrano nella giurisdizione del Giudice ordinario, trattandosi di diritto esercitato dal sostituto verso il sostituito nell’ambito di un rapporto di tipo privatistico.

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