TERZO SETTORE: TASSAZIONE DIMEZZATA NELLA LEGGE DI BILANCIO

TERZO SETTORE: TASSAZIONE DIMEZZATA NELLA LEGGE DI BILANCIO

TERZO SETTORE: TASSAZIONE DIMEZZATA NELLA LEGGE DI BILANCIO

Dal 1° gennaio 2021 sono esclusi dalla formazione del reddito imponibile ai fini Ires, il 50% degli utili percepiti dagli Enc residenti o da una stabile organizzazione di enti non residenti che esercitano in Italia, senza scopo di lucro, in via esclusiva o principale, una o più attività di interesse generale con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale svolte in specifici settori.

Possono beneficiare dell’agevolazione gli enti pubblici e privati diversi dalle società, compresi i trust; senza sconti d’imposta, invece, per gli stessi soggetti, i dividendi provenienti da partecipazioni in imprese oppure organizzazioni residenti o con sede in uno degli Stati o territori a regime fiscale privilegiato. Il legislatore, con il Bilancio 2021, reintroduce un trattamento di favore nei confronti di questi organismi sottoposti, dal 2017, a tassazione ordinaria e, quindi, con percentuale di imponibilità degli utili riscossi pari al 100 per cento.

Attenzione però: imponibilità ridotta, ma non per tutti!
L’agevolazione, infatti, non è generalizzata, il sostegno è mirato e privilegia le organizzazioni che operano negli specifici settori individuati dal comma 45 della legge n. 178/2020 e cioè:

  • famiglia; crescita e formazione giovanile; educazione, istruzione e formazione; volontariato, filantropia e beneficenza; religione e sviluppo spirituale; assistenza agli anziani; diritti civili
  • prevenzione della criminalità e sicurezza pubblica; sicurezza alimentare e agricoltura di qualità; sviluppo locale ed edilizia popolare locale; protezione dei consumatori; protezione civile; salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa; attività sportiva; prevenzione e recupero delle tossicodipendenze; patologia e disturbi psichici e mentali
  • ricerca scientifica e tecnologica; protezione e qualità dell’ambiente
  • arte, attività e beni culturali.

Inoltre, posti dei paletti all’utilizzo delle somme che, grazie alla nuova disciplina, invece di finire nelle casse dell’Erario rimangono in quelle degli enti. I beneficiari dell’agevolazione dovranno, infatti, destinare le tasse non dovute sul 50% degli utili complessivamente percepiti, al finanziamento delle attività di interesse generale indicate al comma 45; in pratica, l’imposta risparmiata dovrà essere spesa per svolgere le stesse attività di utilità sociale che consentono di usufruire dello sconto fiscale.

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