DECRETO SOSTEGNI BIS: BLOCCO DEI LICENZIAMENTI

DECRETO SOSTEGNI BIS: BLOCCO DEI LICENZIAMENTI

DECRETO SOSTEGNI BIS: BLOCCO DEI LICENZIAMENTI

Il divieto rimane solo a carico di quelle imprese che, fino al 31 dicembre 2021, faranno ricorso alla CIGO o alla CIGS, senza l’obbligo di versare il contributo addizionale

Allo stato attuale, vige il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, diversificato a seconda della tipologia di ammortizzatore sociale a cui può accedere il datore di lavoro:

  • fino al 30 giugno 2021 per i datori di lavoro, in generale e a prescindere dal numero dei dipendenti, che potrebbero avvalersi degli ammortizzatori sociali conseguenti alla crisi epidemiologica da Covid-19;
  • dal 1° luglio al 31 ottobre 2021 per i datori di lavoro che sono destinatari degli interventi di CIGD, ASO, Fondi alternativi e CISOA.

Il decreto Sostegni bis non interviene sul termine del 30 giugno ma introduce, invece, un divieto collegato all’utilizzo della cassa integrazione guadagni ordinaria e di quella straordinaria.

In particolare, dispone che dal 1° luglio al 31 dicembre 2021, le imprese destinatarie della Cassa integrazione guadagni ordinaria possano utilizzarne le prestazioni senza versare il contributo addizionale.

Durante i periodi di utilizzo è preclusa la facoltà di procedere a licenziamenti, individuali e collettivi per giustificato motivo oggettivo.
Il divieto di licenziamento per GMO opera anche per i datori di lavoro che si avvalgono dell’esonero contributivo.

Per favorire la ripresa dopo l’emergenza epidemiologica, in alternativa alla CIGO, i datori di lavoro che, nel primo semestre dell’anno 2021, hanno subito un calo del fatturato del 50% rispetto al primo semestre dell’anno 2019, possono presentare domanda di cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga alle vigenti disposizioni di legge, per una durata massima di 26 settimane nel periodo tra la data di entrata in vigore del presente decreto e il 31 dicembre 2021.

Inoltre, a decorrere dal 26 maggio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, ai datori di lavoro i dei settori del turismo, degli stabilimenti termali e del commercio è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, nel limite del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2021, riparametrate e applicate su base mensile.

Fino al 31 dicembre 2021, ai datori di lavoro che abbiano beneficiato dell’esonero, si applica il divieto di procedere a licenziamenti per giustificato motivo oggettivo; la violazione del divieto comporta la revoca dell’esonero contributivo con efficacia retroattiva e l’impossibilità di presentare domanda di integrazione salariale.

Invece, dal 26 maggio e fino al 31 ottobre 2021 possono essere assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato lavoratori in stato di disoccupazione, fruendo dell’esonero contributivo del 100 % per un periodo massimo di sei mesi.

Attenzione: è necessaria la definizione di un progetto individuale di inserimento, finalizzato a “garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore stesso al nuovo contesto lavorativo”.

Il licenziamento intimato durante o al termine del periodo di inserimento o il licenziamento collettivo o individuale per giustificato motivo oggettivo, di un lavoratore impiegato nella medesima unità produttiva e inquadrato con lo stesso livello e categoria legale di inquadramento del lavoratore assunto con gli esoneri, effettuato nei sei mesi successivi alla predetta assunzione, comporta la revoca dell’esonero e il recupero del beneficio già fruito.

Inoltre, per essere ammesso al beneficio è necessario che il datore di lavoro, nei sei mesi precedenti l’assunzione, non abbia proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo nella medesima unità produttiva.

Infine, sono confermate le previgenti deroghe al divieto che consentono i licenziamenti per GMO motivati:

  • dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa,
  • oppure dalla cessazione definitiva dell’attività di impresa conseguente alla messa in liquidazione della stessa, salvo che si possa configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa o nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale.

Inoltre, sono esclusi dal divieto i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa.

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