TRIDICO: ANTICIPO DELLE PENSIONI DAL 2022

TRIDICO: ANTICIPO DELLE PENSIONI DAL 2022

TRIDICO: ANTICIPO DELLE PENSIONI DAL 2022

La conferma dell’anticipo delle pensioni dal prossimo anno, arriva proprio dal Presidente dell’Inps che, però, detta un’importante condizione.

È partito il confronto sulla riforma delle pensioni, per discutere di qualche forma di pensione anticipata da introdurre a partire dal 1° gennaio 2022, quando non ci sarà più Quota 100.

Il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico, ha ribadito che la flessibilità in uscita sarà possibile a una sola condizione: quella per cui la futura riforma delle pensioni non andrà a gravare sui conti pubblici. 
Dunque Tridico non si dichiara totalmente contrario alla riforma, però, precisa che a suo avviso, l’attuale situazione permette di riconoscere una maggiore flessibilità in uscita solamente a una condizione, appunto quella di non aumentare ancora la spesa per le pensioni.

L’analisi fatta dall’Inps, che non è ancora definitiva visto che mancano ancora quattro mesi alla scadenza prevista, su com’è andata Quota 100 non è positiva: l’anticipo è stato utilizzato prioritariamente dai lavoratori maschi, nel settore pubblico e con redditi medio alti, senza tra l’altro garantire il ricambio generazionale.
Per questo motivo non si può pensare di partire da Quota 100 per le nuove forme di pensione anticipata.

Una delle proposte avanzate dai sindacati è quella che vede un pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, ma bocciata dal Presidente dell’Inps, ritenendo che come Quota 100 anche Quota 41 “è una forma di rigidità”, che creerebbe degli squilibri, in quanto penalizzante per donne e lavoratori gravosi.

Tridico, che tra l’altro ha avanzato una proposta per una flessibilità in uscita a partire dai 63 anni di età, non è quindi totalmente contrario a nuove forme di pensione anticipata, a patto che queste non vadano a gravare sui conti pubblici.

Il Presidente dell’Inps ritiene che oltre a confermarla bisognerà anche rafforzarla, facendo “entrare altre categorie degne di protezione, ma sulle base dell’effettiva gravosità delle singole mansioni”.

La sua proposta? Un’uscita già all’età di 63 anni, ma con la sola quota contributiva dell’assegno.